Leggi sull'educazione di genere a scuola

Leggi educazione di genere a scuola in Italia e all’estero

Che cosa ci dicono le leggi sull’educazione di genere a scuola in Italia e all’estero? Come prendere posizione in merito in modo cosciente e responsabile?

L’educazione di genere a scuola, ma più in generale in ogni contesto educativo, dovrebbe essere offerta quotidianamente come parte integrante del curricolo.

Ogni attività proposta dovrebbe esserne permeata. Negli ultimi anni in Italia è stata invece spesso al centro di dibattiti e di polemiche quasi sempre legati a notizie sbagliate che circolano in merito.

Ma che cosa ci dicono veramente le leggi sull’educazione di genere a scuola? Come si può (e si deve) prendere una posizione in merito in ambito scolastico in modo cosciente e responsabile tenendosi lontani degli stereotipi? Per poter avere un quadro preciso dell’ambiente culturale in cui ci si muove rispetto a questo tema ho scritto per te un excursus sulla normativa sull’educazione di genere a scuola in Italia e all’estero. Parlo del nostro Bel paese al paragrafo 4.

Ciao, sono Irene Cavicchioli,
faccio la maestra di scuola primaria.

Mi occupo di educazione rispettosa per lo sviluppo naturale di bambini e bambine.

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Nell’ambito dell’educazione di genere, cercherò prima di tutto di dare una breve definizione di genere. Nato dalle riflessioni del movimento femminista, ci sono diverse interpretazioni rispetto al concetto di genere. Complessivamente si può identificare con le caratteristiche sociali, politiche e culturali associate allo stato maschile e femminile.

Per educazione di genere invece si intende l’agire pratico messo in atto da insegnanti, educatori, educatrici, pedagogiste e pedagogisti sulla base degli studi e delle osservazioni sul vissuto e sui ruoli di genere.

1. Leggi educazione di genere a scuola: dimensione internazionale

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Dal 1975 ad oggi, una serie di iniziative è stata promossa da parte delle Nazioni Unite allo scopo di discutere ed elaborare piani d’azione condivisi volti a creare una coscienza pubblica sui temi connessi alla parità tra donne e uomini.

In sintesi, le raccomandazioni rivolte ai governi riguardano la necessità di mettere in atto una serie di strategie che mirino a garantire alle donne gli stessi diritti degli uomini nei vari ambiti della vita: partecipazione politica, lavoro, istruzione e formazione, salute e informazione.

In particolare, durante la Conferenza di Pechino (1995) si è posta particolare attenzione all’ambito dell’istruzione delle bambine e delle donne e del ruolo fondamentale della formazione degli insegnanti:

L’istruzione è un diritto fondamentale e uno strumento essenziale per ottenere l’uguaglianza, lo sviluppo o la pace.  Un’istruzione non discriminatoria arreca benefici sia alle ragazze sia ai ragazzi, e perciò contribuisce a creare relazioni più paritarie tra donne e uomini. […] Gli investimenti in programmi formali e informali di istruzione e di formazione per ragazze e per donne […] hanno dimostrato di essere uno degli strumenti più validi per raggiungere uno sviluppo durevole […]

La creazione di un ambiente sociale ed educativo sano, nel quale tutti gli esseri umani, donne e uomini, bambini e bambine, siano trattati in modo imparziale e costantemente incoraggiati ad esprimere appieno il loro potenziale, rispettando la loro libertà di pensiero, coscienza, religione e di credo e dove gli strumenti educativi promuovano immagini non stereotipate di donne e uomini, sarebbe estremamente efficace nell’eliminazione della discriminazione contro le donne e delle disuguaglianze tra donne e uomini. […]

I programmi scolastici e i materiali didattici rimangono in larga misura pervasi da pregiudizi sessisti e raramente essi sono sensibili alle esigenze particolari delle bambine e delle donne. […] La mancanza di consapevolezza da parte degli insegnanti a tutti i livelli dei problemi relativi alle donne rafforza le disuguaglianze esistenti e le tendenze discriminatorie, indebolendo l’autostima delle bambine.

Nella Conferenza Mondiale sulle donne a New York (2005) si è ribadito il diritto all’istruzione come una delle priorità verso cui gli Stati partecipanti devono mobilitare le loro forze. In particolare, il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne ha posto un allarme sulla condizione della donna in Italia, in cui la figura della donna è spesso specchio di stereotipi tradizionali e sessisti, non è rappresentata in modo equo nel mondo della politica ed è spesso discriminata sul lavoro.

2. Leggi sull’educazione di genere a scuola: dimensione europea

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Anche a livello europeo, dal 1982 ad oggi si è svolta una serie di programmi legislativi sull’educazione di genere a scuola promossi dalla Comunità Europea volti alla realizzazione delle pari opportunità da parte degli Stati membri.

In particolare, l’impegno degli Stati membri voto alla parità di genere è sancito dal Patto europeo per l’uguaglianza di genere del Consiglio per il periodo 2011-2020. Anche qui i temi cardine sono: la differenza tra i sessi nel lavoro, nell’educazione e nella protezione sociale, la partecipazione delle donne alla sfera politica e decisionale, la lotta contro ogni forma di violenza di genere, il miglioramento dei servizi per l’infanzia e l’introduzione di modalità di lavoro flessibili al fine di contribuire a conciliare meglio gli impegni lavorativi e famigliari.

Il primo strumento vincolante giuridicamente a livello europeo è entrato in vigore il 1° agosto 2014 ed è la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, altresì conosciuta come Convenzione di Istanbul. La violenza contro le donne è definita come violazione dei diritti umani (Art. 3): “con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione […] comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano […] danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica”.

Per quanto concerne l’ambito scolastico, l’articolo 14 prevede che le parti intraprendano le “azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale” in ogni contesto istruttivo, formale e non.

3. Leggi sull’educazione di genere a scuola: dimensione nazionale

Nel quadro normativo vigente a livello nazionale rispetto alle leggi sull’educazione di genere a scuola, si leggono tra le finalità del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere (D.L. 93/2013) la promozione di un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la discriminazione di genere. Inoltre, viene promosso, nell’ambito delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (D.L. 254/2012).

Viene inoltre ribadita l’importanza di informare e sensibilizzare gli studenti rispetto ai temi legati alla discriminazione di genere e alla prevenzione della violenza sulle donne, anche attraverso l’utilizzo di libri di testo che valorizzino adeguatamente tali tematiche. Non da meno, ciò viene specificato anche nelle indicazioni nazionali per il curricolo di licei ed istituti tecnici e professionali.

Nel 2015, è stata poi approvata la legge n. 107, quella che tutti noi conosciamo come la “Buona Scuola”. A specifica della disposizione normativa in tema di “educazione alla parità dei sessi”, sono state pubblicate delle linee guida nazionali intitolate Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione.

Nello specifico, non viene inserita una vera e propria educazione di genere nella scuola come richiesto dalla Convenzione di Istanbul, bensì, nell’ambito dell’autonomia scolastica, le scuole vengono invitate a “fornire i supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta” sostenendo le reciproche diversità “attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere.”

Oltre al rispetto delle diversità ed alla prevenzione di discriminazioni di genere, le linee guida legate alle legge 107/2015 inoltre suggeriscono la necessità di riflessioni in ambito scolastico in merito a: il femminile ed il maschile nel linguaggio, la prevenzione della violenza contro le donne, ma anche di ogni altro tipo di discriminazione a riguardo anche nel mondo digitale.

Viene inoltre sottolineata la fondamentale importanza della “formazione e l’aggiornamento sui temi legati all’educazione al rispetto” che dovrà essere indirizzata “a tutto il personale scolastico (dirigenti, docenti e personale ATA), coinvolto a vario titolo nella gestione della scuola”.

4. Leggi educazione di genere in Italia: il rapporto del GREVIO

classe scuola media

Rispetto alla situazione degli ultimi vent’anni in Italia in merito alle leggi sull’educazione di genere a scuola, Irene Biemmi nel testo “Educazione sessista: Stereotipi di genere nei libri delle elementari” denuncia due casi di inadempienza da parte dell’Italia in merito alla parità in ambito scolastico.

In primo luogo, l’ONU ha definito scarse le iniziative compiute nel nostro paese per la revisione degli elementi sessisti contenuti nei libri scolastici, mentre il secondo, datato 2010 e contenuto in una ricerca promossa dalla rete Eurydice, vede inserita l’Italia tra i pochi paesi europei sprovvisti di politiche sostanziali in materia di parità tra i sessi nel campo dell’istruzione.

A questo proposito è fondamentale parlare anche del Rapporto di Valutazione del GREVIO, la commissione di esperte ed esperti sulla violenza sulle donne del Consiglio d’Europa.  Il presente rapporto risalente al 13 gennaio 2020 rappresenta una valutazione in merito all’attuazione delle misure adottate dalle autorità italiane riguardanti tutti gli aspetti della Convenzione di Istanbul. La lettura di tale rapporto è molto interessante.

Il GREVIO evidenzia complessivamente che la causa dell’uguaglianza di genere incontra delle resistenze in Italia causate dalla mancanza di chiara consapevolezza di come le radici della violenza contro le donne si fondino in una relazione di potere storicamente squilibrata tra donne e uomini.

Ciò, secondo il GREVIO, ha contribuito all’emergere in Italia di una tendenza a incentrare le politiche di uguaglianza di genere sugli aspetti riguardanti la famiglia e la maternità, mettendo in atto un numero non sufficiente di azioni finalizzate al contrasto della violenza di genere che colpisce le donne in modo nettamente sproporzionato.

Altri aspetti su cui il GREVIO sollecita l’Italia ad intervenire urgentemente sono la tutela delle vittime di violenza e dei figli che assistono a violenza domestica,  l’istituzione di un ente dedicato che coordini le autorità nazionali, regionali e locali, il miglioramento della raccolta dati in merito, il rafforzamento di misure educative per promuovere un cambiamento degli schemi di comportamento sociali e culturali sessisti, il forte miglioramento delle strutture di accoglienza delle richiedenti asilo.

In particolare, per ciò che concerne l’educazione di genere a scuola il GREVIO ha giudicato positivamente la pubblicazione delle Linee guida nazionali del 2017 come indirizzo all’integrazione all’educazione di genere nei piani scolastici, evidenziando come l’efficacia a scuola delle azioni legate allo sradicamento degli stereotipi negativi di genere dipenda molto dal grado di formazione del personale docente, per cui, però, non esiste ancora purtroppo formazione obbligatoria in Italia.

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Il GREVIO ribadisce inoltre come l’efficace integrazione dell’educazione di genere nel sistema educativo dipende anche “in larga misura dalla disponibilità di libri di testo e materiale didattico sensibili all’uguaglianza di genere”.

L’unico codice di autoregolamentazione presente indicato è quello nato nell’ambito del progetto POLITE (l’unico progetto che ha visto gli editori scolastici dotarsi di un codice di autoregolamentazione volto a garantire che nella progettazione e realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici destinati alla scuola vi sia attenzione allo sviluppo dell’identità di genere) come uno sforzo apprezzabile.

Tale necessità di integrazione purtroppo incontra crescente resistenza nelle scuola che fatica ad intraprendere progetti didattici in merito all’educazione di genere, all’educazione sessuale e all’educazione all’affettività. Ciò è causato anche della forte opposizione da parte dei movimenti di disinformazione anti-genere che hanno preso piede negli ultimi anni e dalla loro strumentalizzazione da parte dei media.

Il GREVIO inoltre scrive

Le autorità dovrebbero continuare a tentare di scardinare le false supposizioni sul contenuto
dell’educazione di genere, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul, e, in linea con quanto previsto dalle precedenti circolari, usare un linguaggio forte e inequivocabile per sottolineare come tale tipo di istruzione faccia parte dei curricula didattici obbligatori che tutte le scuole devono offrire. L’educazione alla sessualità può offrire argomenti per affrontare i temi trattati dall’Articolo 14 della convenzione, in particolare il diritto all’integrità personale e la nozione di violenza sessuale basata sull’assenza di consenso liberamente prestato. Inoltre, l’educazione sessuale per i ragazzi e le ragazze all’interno delle scuole è essenziale per garantire i diritti sessuali e riproduttivi delle donne ed è una componente chiave dei diritti all’istruzione e alla salute.

Infine è definito fondamentale:

  • l’elaborazione di strumenti di valutazione volti a capire in che misura gli studenti italiani abbiano acquisito le necessarie abilità e competenze sull’uguaglianza, gli stereotipi e la violenza di genere, poiché i limitati dati disponibili “indicherebbero un certo grado di tolleranza della violenza tra i giovani.”
  • introdurre l’obbligo di formazione iniziale e permanente tutto il personale docente su questi temi;
  • costruire e attuare un programma nazionale per l’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nelle scuole. Lo scopo è di introdurre gli studenti e le studentesse ai temi del diritto, all’integrità fisica e della definizione di violenza sessuale.

Insomma, c’è davvero molto da fare, non trovi?


Risorse utili ad approfondire il tema dell’educazione di genere in ambito scolastico

Biemmi I., Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Rosenberg & Seller, Torino, 2017.

Burgio G. (a cura di), Comprendere il bullismo femminile, Genere, dinamiche relazionali, rappresentazioni, FrancoAngeli, Milano, 2018.

Commissione Europea, Differenze di genere nei risultati educativi: Studio sulle misure adottate e sulla situazione attuale in Europa, 2010.

Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, altrimenti chiamata Convenzione di Instanbul (2011).

Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione, linee guida nazionali.

GREVIO, Rapporto di Valutazione (di Base) del GREVIO sulle misure legislative e di altra natura da adottare per dare efficacia alle disposizioni della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, 2020. Trovi qui una sintesi in italiano.

Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.


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Illustrazione di Zara Picken

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